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ABOLIRE LE TASSE UNIVERSITARIE? RISPOSTE PDF Stampa E-mail

Gli studenti italiani pagano in tasse universitarie da 1,6 a 2 miliardi l'anno - spiega Giliberto Capano, politologo dell'UniBo, esperto di sistemi universitari - a fronte di circa 7 miliardi di finanziamento pubblico alle università. • Possibile abolirle? «Tecnicamente sì, se si trovano le risorse. Ma se si vuole un vero welfare universitario andrebbero messe in diritto allo studio, edilizia residenziale e finanziamento alle università per assumere docenti, per ricerca e didattica. Per le università comunque la misura non cambierebbe nulla in termini di introiti (arriverebbero dallo Stato e non più dagli studenti). E questo non porterebbe a un sistema più equo». • Perché, chi favorirebbe questa misura? «I ceti medio-alti, che sono quelli che in maggioranza fanno l'università». • L'università gratuita aumenterebbe il numero degli iscritti? «Non è dimostrato, perché la propensione a fare l'università dipende ancora oggi in Italia dal contesto socio-culturale ed economico della famiglia di provenienza e dalla capacità di mantenersi agli studi (costo della vita, libri...)». • Come funziona negli altri Paesi? «In termini relativi (la proporzione tra quanto ci mettono gli studenti e quanto lo Stato), secondo i dati Ocse, il paese in Europa in cui gli studenti pagano di più è l'Inghilterra, il secondo è l'Olanda. Segue l'Italia. In Germania non si paga ma il governo federale e i Länder investono molte risorse nell'università, e c'è un sistema parallelo di alta formazione professionale; così nel Nord Europa. In Francia le tasse sono basse, ma ci sono diversi canali di istruzione: Grandes écoles, università e istituzioni non accademiche». (Fonte: I. Venturi, La Repubblica, 08-01-18)