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LA RIFLESSIONE PUBBLICA NON PUÒ LIMITARSI ALL'ENNESIMA GEREMIADE SULL'ENNESIMO SCANDALO PDF Stampa E-mail

Occorre innanzitutto chiedersi come mai le presunte panacee di questi ultimi otto anni non abbiano funzionato, dalla riforma Gelmini (approvata nel 2010 a colpi di fiducia), riforma che avrebbe dovuto scardinare il potere dei "baroni" e che invece ha verticalizzato il potere nelle università, agli algoritmi e alle "misure oggettive" dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), che avrebbero - secondo le promesse - dovuto creare un paradiso di meritocrazia in terra e che, invece, a quanto pare hanno solo modificato le modalità della corruzione, non la sostanza. E' evidente che un intero approccio, basato sull'accentramento del potere e su una montagna di regole e formalismi, ha mancato il bersaglio e andrebbe ripensato da zero. Perché non si discute del sistema universitario nello stesso modo in cui si ragiona, per esempio, di sistema sanitario nazionale, di Forze Armate o di Forze dell'Ordine, ovvero, valutando il sistema nel suo complesso? Solo così è possibile dare un contesto a qualsiasi fenomeno, inclusi quelli di malcostume o di illeciti. E quando volessimo ragionare di prestazioni, il sistema universitario italiano come si confronta coi sistemi francese, inglese, tedesco, ecc.? Se lo facessimo, scopriremmo che l'Università italiana si colloca solidamente e sistematicamente tra le prime dieci al mondo per la ricerca; e se normalizzassimo questo risultato per le risorse investite (l'Italia è il penultimo paese OCSE per finanziamento pubblico all'Università), sarebbe addirittura la prima al mondo. (Fonte: J. C. De Martin, La Repubblica 27-09-17)