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IL PARADOSSO DI CHI PROPONE DI PORRE RIMEDIO AL CONSOCIATIVISMO ACCADEMICO, SPESSO FONDATO SU LOTTIZZAZIONI POLITICHE, CON UNA "CABINA DI REGIA POLITICA" PDF Stampa E-mail

A lanciare l'allarme, dalle pagine del Foglio, è stato il giudice emerito della Corte costituzionale Sabino Cassese. Il professore si è riferito in particolare all'irrefrenabile ascesa dell'Autorità nazionale anticorruzione presieduta dal magistrato Raffaele Cantone. Anche il cittadino più disinteressato, in effetti, fatica a negare il protagonismo assunto dall'Autorità dal 2014, anno di nomina dell'ex sostituto procuratore della Dda di Napoli. L'ultimo intervento del presidente dell'Anac è giunto, nel clima "emergenziale", nei riguardi del mondo dell'università e della ricerca, in seguito alla vicenda della combine tra docenti di Diritto tributario per il rilascio delle abilitazioni all'insegnamento ai propri allievi. Il giorno dopo lo scoppio del caso, Cantone era sulla prima pagina di Repubblica a illustrare la sua ricetta per porre rimedio ai mali dell'università italiana in qualità di presidente dell'Autorità anticorruzione, anche se nessun reato corruttivo era, ed è, ancora stato accertato dai giudici. C'è un istinto interventista che va al di là della lotta alla corruzione, e al di là anche della regolamentazione di storture accertate sul piano giudiziario. Un istinto che assume vesti moralizzatrici nel momento in cui si analizzano, come ha fatto Cassese, i contenuti del tanto sbandierato "Aggiornamento 2017 al Piano nazionale anticorruzione" predisposto dall'Anac per il settore universitario. Un testo in cui si fa riferimento (pag. 34) a una "necessaria istanza di vigilanza" del sistema universitario, e si propone (pag. 39) nientedimeno che una "cabina di regia politica", alla quale siano riconosciuti "compiti di indirizzo strategico sull'attività di ricerca del sistema Paese definendo, ad esempio, le principali destinazioni delle risorse pubbliche di finanziamento della ricerca". E' evidente il paradosso di chi propone di porre rimedio al consociativismo accademico, spesso fondato su lottizzazioni politiche, con una "cabina di regia politica". Ma al di là del merito, stupisce il modo con cui l'Anac anche in questo caso si spinga a dettare principi su tutte le fasi della procedura di ricerca, nonostante non ne abbia competenza (tantomeno quando l'inchiesta fiorentina, ancora da accertare, non sembra riguardare la ricerca in senso stretto). "E' un tipico esempio di come si possa estendere un potere anche se la norma non lo prevede - spiega la prof.ssa Torchia, tra i più illustri docenti di Diritto Amministrativo - L'Anac è titolare di moltissimi poteri di regolazione, vigilanza, controllo, sanzione che le sono stati attribuiti dalla legge. Ma il potere, si sa, non basta mai, e nessuno è più vorace di potere di un'autorità che non deve rispondere a nessuno di come lo esercita. Per estendere il suo potere anche a terreni che la legge non le attribuisce, l'Anac ha escogitato un espediente semplice: insegue le possibilità di corruzione. E poiché qualsiasi attività umana è sospettabile di ipotetica corruzione, non c'è attività umana che si possa sottrarre al censore anticorruzione, cioè l'Anac" (Fonte: Il Foglio 19-10-17)