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AUTONOMIA E PRIVATIZZAZIONE DELLE UNIVERSITÀ PDF Stampa E-mail

A Gianni Toniolo (IlSole24Ore 27-07-17) l’ Università di oggi pare, per molti aspetti, migliore di quella che ha frequentato negli anni Sessanta ... Ma questo miglioramento non ha tenuto il passo con quello realizzato dai sistemi di educazione superiore che sino a pochi anni fa consideravamo, con buone ragioni, inferiori al nostro ma i cui Paesi hanno investito importanti risorse nella ricerca e nell'istruzione superiore e hanno creato l'humus istituzionale per renderle fruttuose. Le migliori università competono globalmente, come mai prima d'ora, per garantirsi le più promettenti intelligenze, a cominciare dai candidati alle scuole di dottorato, e per ottenere finanziamenti pubblici e privati. Governi ed elettori si sono accorti che l'Università è costosa ma che le risorse impiegate hanno rendimenti elevati. La qualità del cosiddetto capitale umano, la ricerca di base anche al servizio della produzione, la terziarizzazione virtuosa che trasforma le città, sono fattori decisivi non solo della crescita economica, ma anche di quella umana, sociale, culturale. Questa è stata, sin dal tardo Medioevo, la missione insostituibile dell'universitas studiorum.
Benché migliorato, il sistema universitario italiano arranca, stenta a tenere il passo con la dinamica internazionale. Per rendersene conto basta confrontare la proporzione di professori e ricercatori stranieri che lavorano nelle nostre migliori università con quella delle migliori di altri Paesi. Quanti dei nostri studenti di dottorato hanno passaporto non italiano? Quanti dei dottori di ricerca formatisi da noi lavorano in buone Università straniere? La questione del "posto" di cui parla Dario Braga (Il Sole 24 Ore del 20 luglio) è indubbiamente centrale. Nessuna Università può stare alla frontiera della ricerca e dell'alta formazione senza un sistema efficace di reclutamento e promozione. E senza la possibilità di trattenere i più validi ricercatori che abbiano avuto offerte di lavoro altrove. Il rimedio alla condizione d’inferiorità del nostro sistema universitario sarebbe, secondo l’articolista, una vera autonomia con la “trasformazione dei singoli atenei in fondazioni di diritto privato e la distribuzione tra essi delle risorse pubbliche sulla base dei risultati ottenuti”. (Fonte: G. Toniolo, IlSole24Ore 27-07-17)