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ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA (IIT) E CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE (CNR). I NUMERI DA PARAGONARE PDF Stampa E-mail

Nella nota su La Stampa del 16 settembre, l’ente IIT paragona due enti, IIT e CNR, con ruoli e funzioni totalmente diversi, essendo il secondo un ente pubblico dello Stato e il primo una fondazione di diritto privato. In questo paragone viene messa a confronto la dotazione ordinaria statale per pagare il personale e le strutture al CNR e quanto IIT riceve dallo Stato. Per IIT vengono messi in computo 1560 unità di personale (inclusi studenti e personale precario) e circa 100 milioni ricevuti dallo Stato ogni anno. Per il CNR vengono conteggiati 8372 dipendenti tutti a tempo indeterminato, senza includere studenti, precari ed ospiti. Secondo tali numeri, esposti da IIT, ogni unità di personale IIT riceverebbe dallo Stato Italiano 64102 euro, contro i 67247 euro che invece riceve ogni unità CNR solo per ogni dipendente assunto a tempo indeterminato. Questo calcolo è sbagliato. Esso infatti considera come unità di personale al pari dei ricercatori, oltre 800 unità (borsisti, studenti) per IIT, mentre nel computo del CNR che opera in circa 500 sedi in Italia e che ha ruoli istituzionali (analisi dei terremoti, della meteorologia o di esplorazioni in aree remote) le unità di personale citate si riferiscono ai soli dipendenti. E’ fuorviante dividere il denaro che IIT riceve dallo Stato per le unità di personale includendo studenti e post-doc, e non farlo per il CNR (sono forse 20mila i borsisti CNR). Questo meccanismo a fisarmonica di conteggio del proprio personale si contraddice quando IIT si fa valutare da ANVUR (l’agenzia che valuta la qualità della ricerca) dove dichiara che la ricerca viene svolta da soli 156 ricercatori. Ma allora quali sono i numeri da paragonare? Se si vogliono paragonare solo i ricercatori dei due enti, ogni ricercatore IIT ha come dotazione ordinaria 615 mila euro (96 milioni diviso 156 ricercatori IIT) ed il CNR 109 mila euro (563 milioni diviso 5128 ricercatori CNR). Si aiuta meglio il lettore consentendogli di fare paragoni omogenei. (Fonte: R. Defez, La Stampa 16-09-17)