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ERASMUS. XIX INDAGINE DI ALMALAUREA SULLA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI LAUREATI PDF Stampa E-mail

A cinque anni dal conseguimento del titolo di studio, il 16% dei laureati ha dichiarato di avere svolto un'esperienza all'estero (Erasmus, preparazione della tesi o formazione post-laurea) e poi di essere rimasto nel paese per motivi di lavoro. «Ciò conferma che mobilità richiama mobilità - sostiene la ricerca - ovvero maturare esperienze lontano dai propri luoghi di origine favorisce una maggiore disponibilità a spostarsi». A questi ragazzi è stato chiesto di esprimersi sulla possibilità di tornare in Italia: il 42% degli interpellati ritiene tale ipotesi improbabile, quanto meno nell'arco del prossimo quinquennio. Il 28% la considera poco probabile, solo l'11% si è mostrato ottimista in tal senso. Sull'analisi socio-economica degli studenti Erasmus influisce anche l'ateneo di provenienza. La collocazione geografica a Sud o a Nord influisce sulla mobilità dei giovani. Le università dell'Italia Nord-orientale inviano più studenti all'estero (11%), mentre quelle del Sud o delle isole solo il 6 e 7%. In dieci anni i numeri dell'Erasmus sono cresciuti. Nel 2006 gli studenti che facevano questa scelta erano il 6% degli immatricolati, nel 2016 l'8%. La possibilità di trovare un lavoro a un anno dalla laurea sono cresciute del 12%. La meta più gettonata resta la Spagna - la sceglie il 30% degli studenti. Seguono la Francia, la Germania e il Regno Unito. La scelta di affrontare questo percorso, anche in vista di un espatrio, avviene spesso nel biennio magistrale e non durante la laurea di primo livello. Il viaggio all'estero è più diffuso tra gli studenti dell'«area linguistica» (22 laureati su 100) e meno tra i medici (16%), architetti (13%) e studenti di giurisprudenza e scienze politiche (10%). (Fonte: Il Manifesto 02-08-17)