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IMMERSIONE NELL’ERA DIGITALE E CAMBIAMENTO DEI CERVELLI DEI GIOVANI PDF Stampa E-mail

Anna Angelucci, stimolata dalla lettura di Susan Greenfield (Cambiamento mentale. Come le nuove tecnologie stanno lasciando un’impronta sui nostri cervelli. Roma, Giovanni Fioriti Editore, 2016) torna a riflettere su uno degli aspetti più significativi legati alla nostra ormai irreversibile immersione nell’era digitale. Guardiamoci intorno, osserviamo le persone che ci circondano: all’esigenza di una diffusa e libera energia sociale, che si opponga ai processi politici in atto – a partire da scuola e università – alla necessità di un dialogo reale, dunque dialettico e in corpore vili, tra una pluralità di soggetti che si incontrano e agiscono in una dimensione autenticamente collettiva e che non siano espressione di un’eccezionale minoranza, corrisponde oggi una risposta inerte, una passività diffusa, un adattamento flebilmente critico – e più spesso compiaciutamente acritico – all’ineluttabilità dell’esistente, una inettitudine collettiva generata anche dall’inazione prolungata, dalla delega pigra con cui abbiamo sostituito la voce, il gesto, l’espressione critica con un I like cliccato su una tastiera o con un emoticon che qualcun altro ha stilizzato per noi, con un linguaggio binario povero e polarizzato, prigioniero di una sterile contrapposizione tra tesi e antitesi ma incapace di qualunque sfumatura dialettica. Dove possiamo trovare un antidoto? Dove possiamo creare gli anticorpi per difendere l’humanitas da questo fuoco incrociato in cui il digitale in tutte le sue forme appare il perfetto coagulo dell’interesse economico, politico e militare globale? Un tempo avrei risposto, con fiducia: a scuola e all’università, sui libri, tra i banchi, nel dialogo tra studenti e con gli insegnanti, nello studio, nell’approfondimento critico, nella riflessione collettiva, nella lettura e nella scrittura. Oggi, dopo vent’anni di pessime riforme della scuola e dell’università ... anche l’ottimismo della volontà si arrende al pessimismo della ragione: i cervelli dei nostri ragazzi cambieranno rapidamente. E saranno molto presto perfettamente adattati al mondo dematerializzato e post-umano – popolato da droni, robot e indistinguibili replicanti – che si sta così velocemente stagliando davanti ai nostri occhi. (Fonte: A. Angelucci, Roars 29-07-17)