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I SENSI DEL TESTO. SAGGI DI CRITICA DELLA LETTERATURA PDF Stampa E-mail

Autore: Raul Mordenti, ed. Bordeaux, pg. 350, 2016.

Ci sono fortunatamente anche figure di critici capaci di coniugare la robustezza metodologica dello studioso con l'autentica passione del lettore. Raul Mordenti, docente di Critica letteraria e letterature comparate all'Universita di Roma "Tor Vergata", sembra essere uno di loro. Non è un caso che l'ultima parte del suo nuovo libro, I sensi del testo. Saggi di critica della letteratura (Bordeaux, pagine 350), sia tutta incentrata su un’impietosa disamina del sistema di valutazione della ricerca da non molto entrato in vigore nelle università italiane. «Già prostrata da sempre più accentuate politiche di de-finanziamento e da "riforme" arroganti quanto sciocche, la nostra accademia è oggi oggetto - scrive Mordenti - di «ossessive e grottesche pratiche di registrazione, di misurazione, di differenziazione, di gerarchizzazione, di competizione, di privatizzazione. Sta sempre più prendendo piede una visione "aziendalistica" dell'università (ma la stessa cosa potrebbe dirsi della scuola), che porta i docenti a pubblicare, magari a pagamento, studi che di per se richiederebbero ulteriori approfondimenti, pur di non mancare la scadenza della valutazione triennale, da cui dipende l'allocazione delle risorse finanziarie, peraltro sempre più scarse. Del resto – s‘interroga l'autore - su quali basi si possono davvero valutare i risultati di una ricerca? Normalmente si tende a valutare in modo positivo un contributo che presenti una corrispondenza “fra ciò che la ricerca ha prodotto e ciò che già si sa, e che è stato consolidato in una comunità scientifica”. Eppure il compito della ricerca, se libera e innovativa, è invece esattamente contrario, cioè la ricerca consiste proprio nel tentare di dimostrare che la comunità scientifica ha dei limiti, che essa non conosce ancora o non conosce abbastanza alcune cose, che insomma l'assetto epistemico vigente si sbaglia”. Attenendosi al primo criterio - la corrispondenza dei nuovi studi a ciò che è già noto - difficilmente Galileo, Leibniz, Einstein o Freud avrebbero ottenuto buone valutazioni da parte di eventuali "commissari ministeriali". E ricordando le mitiche lezioni su Leopardi tenute negli anni Sessanta da Binni alla facoltà di Lettere della Sapienza di Roma o lo straordinario impegno culturale che ha sostenuto, negli anni Ottanta e Novanta, la realizzazione della monumentale Letteratura italiana curata da Asor Rosa per Einaudi, che a Mordenti sembra venire letteralmente da piangere a vedere che cosa sta diventando (e in parte è già diventata) l'Università italiana. Ciononostante, l'autore ritiene importante proseguire un impegno culturale basato sulla convinzione che proprio nella letteratura è possibile trovare iI luogo privilegiato «dello sforzo umano di dare senso alle cose del mondo oltre che uno strumento insostituibile di quella che, oggi più di ieri, è una necessità storica non più dilazionabile, vale a dire quella di porsi in una relazione autentica con l'altro. La letteratura è per Mordenti proprio questo luogo di confronto con l'alterità, per conseguire, per il suo tramite, un vitale arricchimento in termini culturali e civili. (Fonte: R. Carnero, Avvenire 16-05-17)