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RECLUTAMENTO. UNA COOPTAZIONE TRASPARENTE E RESPONSABILE PDF Stampa E-mail

Negli anni, i parlamenti che si sono succeduti hanno varato numerose leggi per "razionalizzare" reclutamento e carriere universitarie. Ma nessuna legge, in quaranta anni, è riuscita a risolvere l'ambiguità di fondo del "posto" all'università: il concorso. All'università si entra per cooptazione ma siccome l'università è pubblico impiego è richiesto un concorso, ergo si entra per cooptazione mascherata da concorso. Intendiamoci la cooptazione accademica non è un male, tutt'altro. Ricercatori e studiosi non sono intercambiabili. L’assunzione diretta (spesso con abilitazione) è il metodo usato nella maggior parte dei sistemi universitari evoluti dove, però, chi coopta risponde alle istituzioni e alla comunità accademica nazionale e internazionale delle scelte fatte.
La cooptazione non funziona quando perde trasparenza e viene mascherata di oggettività da procedure concorsuali che spesso, fatta salva la forma, sollevano da responsabilità chi esegue le scelte. Il controllo di questa cooptazione, e dei meccanismi con la quale esercitarla, è quindi, da sempre, il "core business" di molta parte della comunità accademica italiana. Il vero potere accademico sta lì, difeso dai recinti dei settori disciplinari e dalle logiche di non-ingerenza tra aree nei Dipartimenti. (Fonte: D. Braga, IlSole24Ore 20-07-17)