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IL “TESORETTO” DI OLTRE 415 MILIONI SUL CONTO CORRENTE DELL’ISTITUTO ITALIANO DI TECNOLOGIA (IIT). DOMANDE SENZA RISPOSTA PDF Stampa E-mail

Era stata Laura Margottini sul Fatto Quotidiano a evidenziare l’anomalia di circa mezzo miliardo di Euro non spesi che giacevano in conti correnti e prodotti finanziari (Human Technopole: IIT ha «540 milioni in conti bancari e investimenti». Dare ancora soldi è intelligente?). L’esistenza del tesoretto era confermata da una testimonianza di prim’ordine: il direttore scientifico dell’IIT Roberto Cingolani che ne aveva data conferma a Riccardo Iacona nel corso di un’intervista mandata in onda su Presa Diretta del 19 settembre 2016. Nessuna sorpresa che la richiesta della senatrice Elena Cattaneo di recuperare questo tesoretto e di destinarlo alla ricerca pubblica avesse trovato ampio consenso nel mondo della ricerca (basti ricordare le più di 5.00 firme raccolte da quest’appello). Un intervento letteralmente a costo zero che non toglie niente a nessuno (IIT continuerebbe a ricevere il suo ingente finanziamento annuale di 100 milioni) e che dà un po’ di ossigeno al mondo della ricerca penalizzato da anni di tagli. Ma ecco che arriva il colpo di scena. Intervistata dall’edizione nazionale di Repubblica, la senatrice Cattaneo dichiara: Ambienti della maggioranza hanno detto, lasciandomi sconcertata, che quei fondi non ci sono più perché lo Stato li ha già usati. Vera o falsa che fosse, l’indiscrezione sul forziere vuoto, un primo effetto l’ha avuto. Niente più emendamento sul recupero. Passato il pericolo, ci si è affrettati a minimizzare la notizia del “buco”. Sul conto corrente infruttifero n. 25039 aperto presso la Banca d’Italia, intestato all’Istituto italiano di tecnologia, gli oltre 415 milioni di euro di liquidità certificati dalla Corte di Conti, ci sono? Sono disponibili? Se non ci sono che fine hanno fatto? Se sono indisponibili perfino alle decisioni del Parlamento, per quali oscure ragioni finanziarie? L’imbarazzo dalle parti del Ministero dell’Economia sembra essere confermato dagli ultimi sviluppi. Come prontamente notato dall’ADI, spunta fuori un comunicato MIUR su un’inedita “Convergenza MIUR-IIT”. Una specie di premio di consolazione: no, non recuperiamo i 415 milioni parcheggiati (ammesso che lo siano ancora) ma IIT s’impegna a diventare una specie di agenzia per il finanziamento di progetti di ricerca. Il governo sarebbe già dovuto intervenire da tempo, recuperando i fondi non spesi dall’IIT e destinandoli ad attività di ricerca maggiormente produttive di un conto infruttifero. Secondo La Repubblica e un comunicato stampa del MIUR, a fronte di 415 milioni di tesoretto, le risorse messe a disposizione sarebbero 250. Dunque ora l’IIT, una fondazione di diritto privato, è elevato a rango di decisore sullo stanziamento di 250 milioni di euro da destinare alla ricerca pubblica, solo una parte del “tesoretto”. Perché adesso sono messi a disposizione solo 250 milioni? Vuol dire che gli altri 165 milioni sono stati già spesi? Se i soldi non ci sono più, chi li ha spesi e per che cosa? (Fonte: Red.ne Roars 28-05-17; FlcCgil 29-05-17)