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VALUTAZIONE DELLA RICERCA. SI PUÒ FARE DI PIÙ PDF Stampa E-mail

Per prendere decisioni strategiche e orientare i futuri investimenti è essenziale acquisire una visione d’insieme della ricerca sulla quale si agisce e identificare le aree di maggiore competitività.
In questo senso, un’agenzia che svolga l’attività di valutazione ci serve. All’ANVUR va riconosciuto il merito di aver introdotto nel nostro sistema accademico delle modalità di valutazione della performance che prima erano praticamente inesistenti e di aver contribuito, in una certa misura, a incentivare i reclutamenti effettuati sulla base del merito: questo è molto importante, ma si può fare di più. Ad esempio, i dati bibliometrici forniscono solo una parte degli elementi necessari per centrare l’obiettivo. Del resto l’agenzia inglese HEFCE (Higher Education Funding Council for England), che svolge un’attività molto simile a quella dell’ANVUR, già nel 2011 ha rigettato un uso automatico della bibliometria. E specificando nelle proprie linee guida che indicatori, quali l’Impact Factor e le classifiche di prestigio delle riviste, non saranno più utilizzati nella valutazione, e che lo stesso criterio del numero di citazioni - molto più utile per valutare l’impatto di un articolo scientifico sulla comunità di riferimento - deve in ogni caso essere contestualizzato e incorporato in una valutazione complessiva di originalità, significatività e rigore scientifico di un lavoro, effettuata dagli esperti. Inoltre la valutazione della produzione scientifica deve essere integrata con analisi in situ degli istituti stessi tramite le cosiddette “site visit” che permettono di acquisire una visione articolata del potenziale competitivo e dell’orientamento strategico dei programmi di ricerca. (Fonte: francescapasinelli.it 22-03-17)