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26,2 LAUREATI SU 100 GIOVANI, CONTRO UN VALORE MEDIO EUROPEO DI 39. SI LAUREA LA METÀ DEGLI IMMATRICOLATI PDF Stampa E-mail

Il 26 aprile Eurostat ha pubblicato i dati sui 30-34enni che hanno una laurea, riferiti al 2016. L'Italia è al penultimo posto, davanti alla Romania: 26,2 laureati su cento giovani, contro un valore medio europeo di 39. Dal confronto internazionale, emerge che la quota di laureati è indiscutibilmente troppo bassa, benché l'Italia abbia raddoppiato la quota dal 2002, quando nella stessa fascia 30-34 erano il 13,1%, e non è detto che la situazione migliorerà: le immatricolazioni hanno mostrato deboli segnali di ripresa, dopo anni di calo, ma l'indagine Pisa mostra che solo il 38,3% dei quindicenni italiani pensa di laurearsi, contro una media di 44,2% per i 72 paesi Ocse che partecipano all'indagine. Poiché però il livello medio di istruzione incide sulla competitività e sullo sviluppo di un paese, l'Italia viene penalizzata sia da un tasso di laureati troppo ridotto, sia da una quota di abbandoni intorno al 13% nella fascia di età 18-24, anche qui agli ultimi posti in Europa. Tra le cause di questa situazione, ne metterei una di tipo culturale: il consiglio dei genitori della mia generazione, "studia, se vuoi riuscire", sembra aver lasciato il posto ad uno sfiduciato "che studi a fare, non serve a niente". Ma ci sono anche cause strutturali, prima fra tutte la mancanza di un canale di formazione post-diploma di tipo applicativo. Gli ITS, faticosamente partiti, contano poche migliaia di iscritti, e le lauree triennali, che hanno sostituito il diploma universitario, conservano un carattere sostanzialmente accademico, orientato più al proseguimento che all'ingresso sul mercato del lavoro, come mostra il tasso di passaggio dal triennio alla laurea magistrale, che oscilla intorno al 60%.
Ancora più grave del ridotto numero di laureati è l'abbandono: i tassi di iscrizione all'università immediatamente dopo il diploma sono in linea con i valori europei, ma si laurea la metà degli immatricolati, fra triennale e specialistica. Il Rapporto Anvur del 2016 dice che a sei anni dall'iscrizione il 32,8% delle matricole ha abbandonato, il 14% è ancora iscritto e solo il 53,1% si è laureato. (Fonte: L. Ribolzi, http://www.ilsussidiario.net 01-05-17)