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IL SISTEMA DI FINANZIAMENTO DEL DSU (DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO) PDF Stampa E-mail

Per rendere efficace la politica per il DSU occorrerebbe attuare una serie di correttivi, primo fra tutti la revisione del sistema di finanziamento affinché nanziano le borse di studio: il Fondo statale integrativo (FSI), ripartito tra le Regioni in misura proporzionale alla spesa sostenuta per borse, al numero di idonei e al numero di posti letto gestiti (detto in estrema sintesi); il gettito della tassa regionale per il DSU, pagata da tutti gli studenti eccetto gli idonei; le Regioni stesse, con risorse proprie. Perché allora non funziona questo sistema? In primo luogo perché l’ammontare del Fondo statale non è stabilito in base al fabbisogno ma essenzialmente sullo storico; in secondo luogo, perché la compartecipazione delle Regioni al finanziamento delle borse è lasciata alla loro completa discrezionalità, i governi regionali decidono se e di quanto integrare le risorse statali (e l’esperienza passata ha dimostrato che quando aumentano le risorse statali o le entrate da tassa DSU, quelle proprie regionali diminuiscono). Nel 2014/15, complessivamente le tre fonti hanno assicurato un finanziamento di 510 milioni di euro per le borse di studio, di cui 162,6 milioni provenienti dal Fondo statale integrativo. Si tratta di un ammontare irrisorio in comparazione a 1,9 e 2,2 miliardi di euro destinati, rispettivamente, nello stesso anno da Francia e Germania al sostegno agli studenti.
Nella legge di bilancio 2017 il Fondo statale integrativo (FSI) è stato incrementato di 50 milioni di euro a decorrere dal 2017, ciò che nei fatti equivale a stabilizzarlo a circa 217 milioni di euro, cifra ampiamente insufficiente e ancora una volta non fondata sul fabbisogno necessario a coprire la totalità delle borse di studio. Tuttavia, nella stessa legge di bilancio, si dà il via ad una revisione dei criteri di riparto del Fondo al fine di rendere effettivo il mai attuato art. 18 del D.Lgs. n. 68/2012 secondo cui: l’assegnazione statale deve avvenire in misura proporzionale al fabbisogno finanziario delle regioni; le risorse proprie delle regioni debbono essere in misura almeno pari al 40 per cento di quanto ricevuto dallo Stato. Si afferma, infatti, che entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge di stabilità il MIUR emanerà (di concerto con il MEF) un decreto per determinare i fabbisogni finanziari regionali. La strada è aperta, l’auspicio è che venga percorsa rapidamente fino in fondo. (Fonte: F. Laudisa, Roars 02-03-17)