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COME GRAZIE A TRE FORMULE GLI ATENEI DEL NORD RICEVONO PIÙ FONDI E PIÙ LIBERTÀ D'ASSUMERE A PARITÀ DI ISCRITTI PDF Stampa E-mail

Tra il 2015 e il 2016 il tetto al turnover nelle università è passato dal 50% al 60% e quest'anno sarà dell'80%. Tali valori vanno rispettati come media; ma per il singolo ateneo la possibilità di assumere professori e ricercatori va verificata in base a una formula complessa nella quale entrano in gioco i finanziamenti dei privati e le tasse pagate dagli studenti. Il risultato è che nel 2015 c'era una distanza Nord-Sud nel turnover consentito di 17 punti (35% al Sud e 52% al Nord) e nel 2016 la distanza si è confermata a 17 punti (47% al Sud e 64% al Nord). E quella sul turnover è una formula che intrappola gli atenei del Mezzogiorno per ragioni che nulla hanno a che fare con quanto accade all'interno delle mura universitarie e che invece molto dipendono dal contesto. Il Mattino mette a confronto le due più antiche istituzioni universitarie d'Italia.
A parità di iscritti, l'Alma Mater di Bologna incassa dalle famiglie 118 milioni mentre la Federico II di Napoli soltanto 77 milioni. In più, Bologna attira fondi privati per 6 milioni e la Federico II per appena un terzo. Il risultato è che Bologna appare più virtuosa del maggiore ateneo del Mezzogiorno, mentre le distanze negli incassi sono interamente spiegabili con le differenze economiche tra Emilia Romagna e Campania. Il risultato è che con le regole sul turnover scritte nel 2012 dal ministro Profumo - e applicate dai ministri Carrozza e Giannini - a Bologna sono andati via 406 prof e ne sono stati assunti 226, mentre alla Federico II nello stesso periodo sono andati via in 478 ed entrati in 131 (in termini di «punti organico»). Una seconda trappola riguarda una parte del fondo premiale dell'Ffo, quella relativa all'internazionalizzazione. Più gli studenti intraprendono i viaggi Erasmus, più l'ateneo è premiato. Un principio ancora una volta sganciato dalla qualità dell'ateneo perché la scelta se effettuare o no i costosi viaggi di studio all'estero è legata al reddito familiare più che agli stimoli universitari. La terza trappola ha un effetto economico molto forte e crescente nel tempo ed è relativa al costo standard per studente, una riforma entrata in vigore nel 2014. Il costo standard, in base al quale si conteggia la parte principale dell'Ffo si calcola sui soli studenti in corso mentre il valore ai fini del finanziamento dello studente fuori corso è zero. Nel Mezzogiorno gli studenti avvertono meno la pressione del concludere in tempo gli studi perché ci sono meno offerte lavorative ed è molto frequente che ci si laurei con ritardo rispetto al piano di studi. Negli atenei del Nord, invece, sono iscritti molti meridionali i quali, proprio perché sostengono i costi del vivere fuori sede, si laureano con sollecitudine abbassando il numero medio dei fuori corso.
Tirando le somme, grazie a tre formule gli atenei del Nord ricevono più fondi e più libertà d'assumere a parità di iscritti. (Fonte: Il Mattino 19-02-17)