Home 2013 7 ottobre RANKINGS RANKINGS. LE DIFFERENZE NEI RISULTATI
RANKINGS. LE DIFFERENZE NEI RISULTATI PDF Stampa E-mail

Non c'è da stupirsi se i risultati presentati da ciascuna classifica internazionale sono molto differenti fra loro. Ma soprattutto, che senso ha mettere insieme criteri così eterogenei, basati su indicatori così discutibili, a ciascuno dei quali viene attribuito un peso del tutto arbitrario? Nessuno, se non il fatto che purtroppo sia il grande pubblico, sia i decisori politici non chiedono analisi accurate di pregi e difetti di ciascun ateneo, ma una classifica semplice che, come nel campionato di calcio, dica solo chi vince e chi perde.
Il punto è però che, a differenza delle squadre di calcio, le università non sono nate per giocare l'una contro l'altra e vincere un campionato. Sono nate invece per svolgere molte funzioni diverse: formare il «capitale umano» necessario allo sviluppo di un Paese, trasmettere il patrimonio culturale, produrre nuova conoscenza mediante la ricerca, aiutare lo sviluppo del loro territorio. Possono svolgerle bene o male, e per questo è giusto valutarle e quindi premiarle o penalizzarle su ciascuna di queste funzioni tenendo conto degli obiettivi che si sono date, delle risorse che hanno a disposizione, del contesto in cui operano. Ma non ha alcun senso dire chi sta in cima e chi sta in fondo a un'immaginaria classifica complessiva che mette insieme tutte queste funzioni differenti, misurandole per di più con un metro arbitrario. Perciò, quando si leggono le classifiche di un «campionato internazionale di università», è bene ricordare che questo campionato non esiste. E che, se esistesse, sarebbe formato da squadre con tanti obiettivi diversi, non riconducibili semplicemente a vincere delle partite.
(Fonte: M. Regini, rassegnastampa.unipi.it sett. 2013)

 

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