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RICERCA INDUSTRIALE. FINANZIAMENTI E PERFORMANCE PDF Stampa E-mail

Esiste un grave sottodimensionamento della ricerca industriale. Sebbene le imprese italiane investano poco in ricerca e innovazione, ricevono un cospicuo sostegno pubblico, sia da parte del Governo nazionale che da quelli locali – e spesso più dai secondi che dai primi. Le imprese hanno ricevuto, nell’ultimo mezzo secolo, per ricerca e innovazione dallo stato italiano, dalle regioni e dall’Europa una quantità di risorse finanziarie di enormi proporzioni.  Se ci limitiamo alla sola R&S, nel 2009 le imprese sono state finanziate dalle istituzioni pubbliche italiane per 662 milioni di euro, pari al 6,5% del totale. Tale cifra equivale al fondo di finanziamento ordinario del CNR.
I dati sulla performance economica parlano chiaro: la produttività del nostro sistema produttivo è più bassa di quella degli altri paesi industrializzati, e ciò significa che l’investimento pubblico a sostegno della ricerca industriale non ha prodotto i risultati sperati. Sarebbe opportuno dunque, nel momento in cui, giustamente, si vanno a valutare (in realtà si torna a valutare) le istituzioni pubbliche, procedere finalmente a un’analisi dell’impatto che tali fondi hanno avuto sulla competitività del sistema produttivo italiano. E allora, visto che finora non si dispone di evidenze che giustifichino l’intervento pubblico a sostegno della ricerca delle imprese, e che la ricerca pubblica è ancora (ma per quanto?) vitale e produttiva, credo che per la comunità nazionale sia più saggio e produttivo togliere parte delle risorse pubbliche alle imprese e darle all’accademia e agli enti pubblici di ricerca. In tal modo si salvaguarda un patrimonio di competenze e si costruisce il futuro anche per le imprese stesse. Insomma una politica alla Robin Hood: togliere a chi non sai bene cosa ti dà in cambio – come dicono gli inglesi value for money – e dare a chi è produttivo e continuamente soggetto a scrutinio e valutazione, in patria e all’estero, ieri e oggi.
(Fonte: G. Sirilli, roars 11-04-2012)

Un commento (di Libera): non credo sia una soluzione togliere agli uni per dare agli altri perché tirando le somme perderebbero entrambe (anche se la ricerca di base è quella che va maggiormente salvaguardata)! Rimane invece il tema di come gestire al meglio le risorse e la complessità degli interessi in gioco.