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IL LEGAME TRA CULTURA, SCIENZA E SVILUPPO ECONOMICO PDF Stampa E-mail
Gli esperti di economia danno indicazioni su come liberarsi delle porzioni inutili del sapere, individuando il più grande dei mali, causa dell’arretratezza economica italiana, nell’eccesso di filosofi e nella carenza di ingegneri e manager. Questi ultimi sarebbero in grado, con la loro competenza, di risollevare le sorti del paese e metterci al pari di Singapore. A dir la verità, dalle statistiche dell’Istat non sembrano esservi simili sproporzioni tra le tipologie dei laureati italiani. Al contrario, dovremmo sottolineare la “sovrapproduzione” di laureati, in generale, rispetto all’offerta di lavoro adeguatamente qualificato e remunerato da parte dell’industria. I laureati italiani, infatti, corrono un altissimo rischio di essere sottoccupati. Se si guardano i dati sulle assunzioni delle imprese italiane «si conferma il dato […] di una concentrazione delle assunzioni previste verso titoli di studio più bassi» (Vedi L. Bianchi, S. Gattei e S. Zoppi (a cura di), La scuola nel Mezzogiorno tra progressi e ritardi, il Mulino, Bologna 2005, p. 116). La percentuale di assunzione di personale intellettuale, scientifico e specializzato da parte delle imprese si riduce al 5,1% nel Centro-Nord e al 3,2% nel Mezzogiorno (Ibidem, p. 119). Questa scarsa propensione dei dirigenti e manager dell’industria italiana a servirsi di personale scientifico altamente qualificato è una tendenza non certo recente. Ne discute, già nel 1966, un importante fisico italiano, Eduardo Caianiello, intervistato da una giovane Oriana Fallaci: «O. F.: “Perché le industrie in Italia non impiegano i fisici?”. E. C.: “…Mi creda, io escludo che ciò avvenga di proposito. Io escludo che manchi alle nostre industrie il gusto della ricerca, la fantasia della ricerca: gli manca il concetto della ricerca come fatto tecnico, la consapevolezza che scienza ed economia oggi dipendono l’una dall’altra…”. Come sostenne Enrico Bellone nel libro ‘La scienza negata’, dopo la stagione di Olivetti e di Mattei, di Amaldi e Buzzati Traverso, di Ippolito e Marotta, sembra proprio che la borghesia industriale e manageriale abbia perso il concetto del legame tra cultura e sviluppo economico. «La cultura – scriveva Gerardo Marotta nel 1980 – è l’asse della coscienza morale di un paese, e deve contenere sempre la consapevolezza teorica della necessaria presenza della scienza, come presupposto indispensabile della libertà e del progresso […]. Come, infatti, si potrebbe, senza la presenza attiva della cultura e senza un’adeguata elaborazione teorica, risolvere i problemi del Paese, da quelli del suo progresso scientifico a quelli del suo benessere morale e materiale?».
(Fonte: M. Cuccurullo, roars 16-04-2012)