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USA. INTERESSE PER LA CULTURA ITALIANA PDF Stampa E-mail
Boston. Pensavo che un dialogo pubblico, condotto fra una anziana scrittrice e una giovane studiosa, tutte e due italiane e piene di domande da farsi, avrebbe interessato veramente pochissimi studenti. E invece la sala si riempie e come sempre mi stupisco per l'attenzione che il pubblico dimostra verso una cultura che noi tendiamo a vedere come vecchia, scontata, in crisi. Cosa ci può essere di interessante in un piccolo Paese litigioso e frammentato, indietro su tutti i fronti? La nostra lingua e il nostro pensiero resistono e si rinnovano. Solo merito di quella grande pittura, di quella grande musica, di quella grande architettura di cui ancora godiamo l'eredità? O c'è dell'altro? Siamo ancora capaci, vivendo in questo strano stivale che affonda le sue radici in un Mediterraneo sporco e inquinato, di farci ascoltare? La risposta sembra positiva e stupisce anche me. La domanda che segue è: non sarebbe il caso di puntare ostinatamente sulle nostre eccellenze anziché metterci in competizione con i jeans a poco prezzo di Pechino? Ricordo ancora la piccola studentessa vietnamita che l'anno scorso all'università di Hanoi mi ha detto: «Voi siete una grande potenza culturale e a noi piace ascoltarvi». Veramente sorprendente! Ma anche istruttivo. Proprio mentre ci accingiamo a tagliare le spese, a chiudere e accorpare tanti Istituti italiani di Cultura in giro per il mondo, perché non fermarci un momento a riflettere che solo investendo su ciò che abbiamo di unico e di migliore possiamo crescere, non certo piangendoci addosso e lasciando cadere a pezzi le nostre ricchezze, com’è successo con quella meraviglia di Pompei?
(Fonte: D. Maraini, Corsera 16-04-2012)